Che significato ha questa intervista?
Ho voluto questa intervista perché chi soffre di depressione non parla volentieri della sua malattia, che ancor oggi è da molti considerata una vergogna e quindi da nascondere.
Spero di aiutare questi malati, chi gli sta vicino e chi li cura a conoscere e quindi capire.
Quando sono comparsi i primi sintomi?
All'età di otto anni iniziai ad avere difficoltà ad addormentarmi.
Riuscivo a prendere sonno all'alba e molte volte, di notte, mi sentivo soffocare.
I miei genitori mi portavano sul balcone per poter respirare meglio.
Non la portarono da un medico?
Sì mi portarono dal medico del paese che disse di darmi un infuso di camomilla e lauro prima di andare a letto.
L'insonnia continuò tanto da farmi pensare che fosse normale dormire così poco.
Al mattino, a scuola, mi addormentavo sul banco e, infatti, quell'anno fui respinto.
Come superò questo problema?
Non l'ho mai superato. L'insonnia è stata la compagna della mia vita.
Da ragazzino sentivo il respiro dei miei e mi consolavo, poi mi addormentavo per tre - quatto ore.
Alla fine mi abituai a dormire poco.
Oltre all'insonnia, quando ebbe altri sintomi?
A quattordici anni, per la prima volta.
Dopo aver mangiato dei pomodori, ebbi "bruciore" di stomaco.
Era un male che non conoscevo ancora.
Mio padre mi diede del bicarbonato di sodio e da allora non ho più mangiato pomodori.
A sedici anni, quando la mia famiglia si trasferì a Genova, dovetti cambiare vita.
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A scuola dovevo studiare il doppio dei miei compagni; avevo il terrore delle interrogazioni, ero sempre molto ansioso e spesso mi sentivo disperato.
Durante la notte piangevo.
Anche quando mi recai dal medico della "mutua", scoppiai a piangere.
Il medico mi prescrisse un antidepressivo, mi sembra si chiamasse Serpax, e un sonnifero.
Col farmaco stetti peggio; lo assunsi per pochi giorni, mentre continuai a prendere il sonnifero.
Da allora ho sempre assunto dei farmaci per favorire, il sonno, soprattutto benzodiazepine.
Si sentì meglio?
Sì, riuscivo finalmente a dormire sette ore per notte, fino a quando il farmaco fece effetto.
Durante il giorno, però, qualsiasi cosa mi sembrava difficile. Col passare del tempo, mi sembrava di avere davanti delle enormi montagne.
Solo prendere l'autobus di mattino era uno sforzo enorme.
Continuai a frequentare la scuola fino a che fui costretto a lasciarla per un grave episodio accaduto con un'insegnante.
Avevo diciotto anni e mi sentivo un fallito.
Passavo le giornate chiuso in casa.
La sera chiedevo la grazia di morire piuttosto di continuare a vivere in quello stato.
Neanche tornare al mio paese natio mi faceva sentire meglio.
I suoi parenti che atteggiamento avevano?
La mamma era l'unica che mi capiva, forse perché anche lei era una depressa cronica e mi aiutava, parlandomi.
Mio padre e mio fratello non volevano o non riuscivano ad accettare la malattia.
In realtà, neanche io ero cosciente del mio stato. Pensavo di avere un "esaurimento nervoso";
allora non si parlava di depressione... |